Michela Gualtieri: una sinfonia di sapori fra fede e memoria
Data di pubblicazione originale: non confermata nell’archivio.

Le cucine del Palazzo Papale di Rio de Janeiro sono un laboratorio di sapori. La tradizione italiana incontra l’esuberanza brasiliana in un’esperienza gastronomica indimenticabile. A guidare questo regno culinario è Michela Gualtieri: chef affermata e figura enigmatica, segnata dagli orrori della guerra Elohim e ispirata dalla ricchezza culturale del Brasile.
In un’intervista esclusiva al giornale dell’Universo Die Gotica, Michela condivide i ricordi della guerra, la passione per la cucina e il modo in cui l’incontro fra culture ha trasformato la sua arte.
«La guerra ha lasciato cicatrici profonde in tutti noi», confessa, con gli occhi azzurri che riflettono la tristezza dei ricordi. «Ho prestato servizio nell’Ottavo Reggimento Folgore, difendendo le strutture segrete del Vaticano in Italia. Ho visto cose che non avrei mai immaginato, sentito l’odore della morte e assaporato l’amarezza della sconfitta».
La cucina è diventata il suo rifugio: un modo per ricostruire la propria vita e ritrovare la bellezza del mondo. Il trasferimento in Brasile, dove la Papessa aveva stabilito la nuova sede a Rio, le ha portato altre sfide e ispirazioni.
«La cucina brasiliana è un’esplosione di colori, profumi e sapori», racconta con un sorriso contagioso. «La frutta esotica, le spezie, le tecniche di cucina indigene: tutto mi affascinava e risvegliava la mia creatività».
Una fusione italo-brasiliana
Michela ha ideato un menù esclusivo per la Papessa, unendo i classici italiani a ingredienti e tecniche brasiliani:
- Risotto alla moqueca: riso arborio cotto con latte di cocco, olio di palma dendê, pesce fresco, coriandolo e peperoni, completato da gamberi alla griglia.
- Feijoada alla Folgore: fagioli neri cotti lentamente con carne essiccata, salsiccia calabresa, pancetta e alloro, serviti con polenta cremosa e farofa al cavolo.
- Tiramisù della Brigata: strati di savoiardi imbevuti di espresso e cachaça, alternati a crema al mascarpone e cioccolato fondente, con cacao e scaglie di cioccolato bianco.
«Cerco di creare piatti che offrano un’esperienza sensoriale completa», spiega Michela. «L’incontro fra sapori, consistenze e profumi evoca ricordi, emozioni e sensazioni, portando il palato in luoghi lontani».
La sua cucina è una sinfonia in cui tradizione e invenzione trovano armonia in piatti pieni di carattere. Un’ode alla vita, all’amicizia e alla bellezza, capace di oltrepassare la gastronomia e toccare l’anima.
«Per aspera ad astra», conclude, con un lampo negli occhi: raggiungere le stelle attraverso le difficoltà.



